Lebbra o antracnosi dell’olivo: sintomi e trattamenti

L’olivo (Olea europea) è una pianta resistente, una pianta centenaria, una pianta che si adatta a difficili condizioni climatiche.


Ma è anche vero che questa pianta, come tutto il mondo vegetale, ha strette interrelazioni con i microrganismi dell’ambiente circostante. Relazioni che possono avere effetti positivi o, nel caso degli organismi patogeni, negativi.


Tra i patogeni principali di questa pianta ce n’è uno che si sviluppa con maggior virulenza in questo periodo dell’anno, la lebbra o antracnosi dell’olivo. Venne descritto per la prima volta nel 1889 da Almeida come Gloeosporium olivarum Alm. poi ricollegato all’agente fungino Colletotrichum gloeosporioides Penz.


In realtà ad oggi sono state identificate diverse specie e sottospecie del patogeno sviluppati secondo areali geografici più affini ad ognuno. In Italia meridionale sembra siano più diffusi i C. godetiae e acutatum, quest’ultimo molto virulento e molto diffuso nel Sud Italia.


È un fungo imperfetto, anamorfo di Glomerella cingulata (Stonem.) la sua forma perfetta.


I funghi, a differenza degli insetti, compiono decine di generazioni in un anno e, come tali, hanno la capacità di riprodursi a ritmi elevati con le giuste condizioni climatiche e a mantenersi latenti o a riposo nei periodi avversi.


Come agisce la lebbra sulle piante di ulivo?


La lebbra presenta due tipologie di infezione attiva (primavera – autunno) e latente (estate).

Questo patogeno sopravvive ai freddi invernali svernando in tutti gli organi vegetali, su rami, sulle foglie e soprattutto nei frutti, sull’albero e a terra.


Si sviluppa in una prima fase grazie alle piccole aperture naturali della pianta come lenticelle e stomi, oppure attraverso ferite e lesioni sugli organi legnosi.



Sviluppo della lebbra nelle piante di ulivo
Figura 1. Ciclo lebbra (1)

Le condizioni primaverili, con temperature miti, presenza di piogge e umidità, permettono al patogeno di avviare il suo ciclo annuale. Infatti la lebbra, come la maggior parte dei funghi, ha elevate capacità di sviluppo in queste condizioni grazie alla presenza di acqua che veicola i conidi (spore per la riproduzione agamica dei funghi) e di umidità che permette l’accrescimento delle colonie.


Le temperature favorevoli al patogeno si aggirano intorno ai 16 - 25 °C, con un optimum di 22 - 24°C ed elevata umidità dell’aria.


Si possono individuare due periodi chiave della fenologia dell’olivo che sono strettamente collegati alla virulenza del patogeno: la fioritura e l’invaiatura.


La fioritura è collegata alle infezioni primarie tramite le quali il patogeno si insedia nella giovane vegetazione e nei fiori, fungendo da inoculo durante la formazione dei frutti. In questa fase il meccanismo del fungo è attivo, ma i sintomi sono difficilmente visibili; un occhio allenato potrebbe notare disseccamenti, maculature e cascola dei fiori.


Un altro vettore di diffusione del fungo è un altro patogeno, la mosca dell’olivo che, tramite le punture ai danni delle drupe, è capace di veicolare ed inoculare il fungo direttamente nel frutto.


L’innalzamento delle temperature e la riduzione di piogge ed umidità rallentano le capacità riproduttive e vitali del fungo che entra in fase di latenza estiva.


Con il ritorno delle temperature ottimali e delle piogge, dalla fine dell’estate e durante la fase di invaiatura, riprende a svilupparsi ed è qui che si notano i sintomi evidenti delle infezioni secondarie.


Infatti, le olive in accrescimento cominciano a sviluppare delle macchie brune che si approfondiscono sempre di più formando delle tacche necrotiche, nere e molli inizialmente che si induriscono in poco tempo diventando cuoiose.


tacche necrotiche sulle olive
Figura 2. Tacche necrotiche (2)

In questa fase il fungo sta espandendo il micelio all’interno dei tessuti del frutto, rischiando di ridurre la quantità e la qualità della produzione dell’anno.


Le olive mummificate e la vegetazione attaccata saranno l’origine delle infezioni dell’anno seguente.


Danni e difesa dalla lebbra delle olive
Figura 3. Frutto mummificato (3)

Danni e difesa dalla lebbra delle olive


In primavera si notano cascole fiorali e lievi disseccamenti fogliari.

Sulle foglie si evidenziano macchie clorotiche e gialle che tendono ad allargarsi, diventando scure e raggiungendo il lembo fogliare.


Sui rametti forma delle macchie secche, biancastre, tonde e leggermente irregolari, con disseccamenti degli organi colpiti.

Si ha come conseguenza la riduzione della massa fogliare e della capacità fotosintetica della pianta.


I danni principali si notano sui frutti con mummificazione (la drupa diventa un corpo nero, raggrinzito e cuoioso), cascola e riduzione di qualità.


L’olio ricavato da drupe malate presenta valori di acidità anche superiori al 30-32% e un colore violaceo (Nigro, 2015).


Le olive mummificate sull’albero e a terra rappresentano l’inoculo principale del fungo.

La marcescenza e la cascola di frutti possono causare ingenti perdite produttive.

La difesa deve essere preventiva e preferibilmente utilizzando metodi di lotta biologica o lotta integrata.


Con la potatura si possono eliminare rami infetti e frutti mummificati ma non è sempre conveniente sia in termini economici che vegetativi.


Il metodo normalmente utilizzato prevedeva, nelle annate di carica, fino a 2-3 trattamenti rameici a partire dalla fine di settembre, modulati in base alla gravità delle infezioni e all’andamento climatico (Martelli e Piglionica, 1961; Graniti et al., 1993).


Ad oggi si prediligono trattamenti in prefioritura con prodotti a base di rame (idrossido, ossicloruro, ossido e solfato) o a base di triazoli (tebuconazolo) e strobilurine (trifloxystrobin e pyraclostrobin).


Nigro et al. con prove condotte in campo nel 2015 hanno rilevato l’efficacia di alcuni prodotti ammessi, citando, “in particolare, i migliori risultati sono stati ottenuti nelle tesi trattate con tebuconazolo + trifl oxystrobin o pyraclostrobin - in prefioritura - seguiti da mancozeb – o rame - all’invaiatura”(4).


I trattamenti in prefioritura e postallegagione vengono spesso eseguite per il contenimento delle infezioni latenti nelle annate con elevata densità di inoculo.


Infine sono stati testati anche trattamenti in lotta biologica all’invaiatura che hanno dato buoni risultati sulle infezioni secondarie.


Elaisian offre un servizio di previsione delle infezioni da lebbra, avvisando gli agricoltori grazie alla Webapp dedicata, mediante un servizio di notifiche per gli stadi non pericolosi e di alert per le situazioni gravi, con previsione dell’attacco fino a 10 giorni.


Tale servizio permette agli agricoltori di risparmiare sulla quantità dei trattamenti e quindi sui costi annuali di gestione.


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Fonti:

1. Massimo Pilotti, Crea 2. www.informatoreagrario.it/ 3.https://www.teatronaturale.it/strettamente-tecnico/l-arca-olearia/34606-cascola-delle-olive-quando-c-e-da-preoccuparsi-davvero.htm?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=newsletter-01082020 4. L’Informatore Agrario, Lebbra dell’olivo, epidemiologia e strategie di difesa, 24/2017

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